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L’abc del SEO

– Dove si parla di Search Engine Optimization –

Il Search Engine Optimization – più spesso abbreviato in SEO – è il processo di ottimizzazione di un sito web, finalizzato al suo reperimento sui motori di ricerca. Se pensate che sia sufficiente conoscere un amico di un amico che lavora in Google, il quale vi ha promesso una “spintarella” per far salire il vostro sito tra i risultati di ricerca, forse non vi hanno raccontato come stanno veramente le cose…

Diciamolo subito: questo è il principale mito da sfatare sul SEO. Non esiste dipendente Google al mondo che possa influenzare internamente, sito per sito, la lista dei risultati presentati dal motore di ricerca. L’unica persona che può ottimizzare – appunto – un sito per i motori di ricerca è il vostro web designer, il quale dovrà predisporre gli strumenti adeguati ad essere interpretati e dovrà consigliarvi su come gestire i contenuti presenti nel sito.

Parlando di questi argomenti, spesso si fa riferimento a Google il quale, pur non essendo l’unico motore di ricerca di qualità, di fatto ha il monopolio del settore e quindi come tale può stabilire criteri tecnologici che nel tempo possono anche diventare standard. In tutto ciò, la buona notizia è che Google mette a disposizione delle linee guida piuttosto precise su cosa fare e fornisce strumenti (come i Webmaster Tools) che ci permettono di gestire e verificare la corretta indicizzazione di un sito da parte dell’azienda di Mountain View.
Altri validi motori di ricerca sono ad esempio: Bing di Microsoft, Wolfram Alpha, Yahoo! e DuckDuckGo.

Questo sottintende un argomento importante: la realizzazione di un sito che non prenda in considerazione un lavoro, seppur minimo, di SEO non può considerarsi un lavoro a regola d’arte. Se vi vendessero una casa senza la porta di ingresso e vi dicessero che è necessario pagare un extra per avere questo “optional”, cosa pensereste?

Per un sito non è molto diverso. Al mondo esistono oltre 700 milioni di siti/domini (dato del 2013, in crescita esponenziale) e se questi non fossero rintracciabili in modo preciso, probabilmente non avrebbero neppure ragione di esistere.
Google fa una parte del lavoro, predisponendo strumenti molto complessi di indicizzazione e organizzazione dei risultati. L’altra parte la deve fare il web designer, basandosi sugli obiettivi che il proprietario del sito vuole raggiungere (tipo di utenza, temi rilevanti per cui essere reperito e così via) e interfacciando queste informazioni con il funzionamento dei motori di ricerca. Il che introduce un altro argomento.

Come funziona un motore di ricerca?

Il reperimento di un sito web avviene attraverso un URL, ovvero un indirizzo univoco che rimanda ai file che fisicamente compongono un sito e che sono ospitati su un server pubblico. Esistono elenchi che contengono queste informazioni e che vengono costantemente aggiornati, una sorta di elenco telefonico, e i motori di ricerca partono da qui per sapere quali sono i siti esistenti e come trovarli. Una volta che si è trovato un sito, questo viene scansito da "web spiders", ovvero programmi automatici (detti anche "bot") che sono incaricati di scandagliare continuamente il web e che archiviano sui server del motore di ricerca tutte le pagine che compongono un sito. Ad esempio, il web spider di Google si chiama Googlebot.

Una volta che le pagine di un sito sono archiviate sui server di Google, altri programmi completamente automatizzati analizzano le informazioni e si passa quindi alla fase di indicizzazione, ovvero il processo per il quale un sito è “compreso” semanticamente dal motore di ricerca. Il processo di indicizzazione avviene attraverso l’uso di algoritmi che considerano centinaia di parametri, in modo da valutare se e quanto un’informazione sia presente in una pagina web e anche quanto un sito sia referenziato rispetto all’informazione in questione.

L’algoritmo principale di Google, quello meglio conosciuto, si chiama PageRank, ma ne esistono anche altri dedicati a temi specifici come Google Panda, Google Penguin e Google Hummingbird. Prima ho usato l’espressione “meglio conosciuto” perché, data l’importanza strategica a livello tecnologico e commerciale, il funzionamento di questi algoritmi e quali parametri considerino effettivamente non sono informazioni di dominio pubblico. Si sa indicativamente ciò che considerano di un sito (anzi Google spiega esplicitamente quali siano i parametri minimi di base), sappiamo anche come interfacciarsi a loro, ma non ci è dato sapere come avvenga realmente il lavoro dietro le quinte!

Nella pratica, la visualizzazione dei risultati di una ricerca è quindi solo l’ultima fase di questa complessa procedura, la quale chiude il cerchio rispetto all’utenza web.

(Also) content is king

Tempo fa, quando il web era di dimensioni molto più ridotte e i motori di ricerca erano organizzati in modo più semplice e schematico, vigeva una semplice regola di ottimizzazione dei siti: scrivi testi che descrivano bene e coerentemente ciò che vuoi comunicare nel sito. Oggi questa regola aurea, seppur ancora valida, non è più sufficiente. I parametri valutati nelle analisi di Google sono così articolati e precisi che si può arrivare persino alla definizione delle singole parole tramite delle etichette (tag) per indicare in che contesto trattare le informazioni.

Agli albori del web, si usava un trucchetto che consisteva nel nascondere nelle pagine delle parole chiave strategiche per il reperimento del sito. Queste parole erano ripetute centinaia di volte, incrementando teoricamente i contenuti sul tema desiderato, ma nascoste all’utente perché dello stesso colore di sfondo della pagina. Oggi, non solo questo comportamento viene riconosciuto da Google, ma viene persino penalizzato perché il presupposto è quello che si sta cercando di fuorviare l’indicizzazione del sito rispetto ai contenuti realmente presentati all’utente.

Allo stesso modo, è sempre meglio che esista una coerenza semantica, ovvero di significato, tra dominio del sito, contenuti testuali presenti e altri elementi chiave, tra cui i titoli delle immagini e le etichette associate ad esse (si veda il tag 'alt'). Immaginiamo di avere un sito che parla principalmente di cani, reperibile sotto il dominio 'www.ilmiocane.org', con testi e immagini coerenti con questo argomento. Un giorno inserite una nuova pagina che parla di mucche. Google non terrà in particolare considerazione quest’ultima pagina, perché irrilevante rispetto ai contenuti principali.

I parametri principali

Descrivere in questo post tutto quello che si dovrebbe fare per ottimizzare un sito web è quasi impossibile ma, semplificando molto, si dovranno gestire circa una decina di parametri fondamentali per assicurarsi che il sito sia interpretato nel modo desiderato.

Per i contenuti di tipo testuale, sono importanti i tag 'p' (che definiscono i paragrafi di testo corrente) e tutta la famiglia di tag 'h1', 'h2, 'h3' e così via (per definire la gerarchia dei temi presenti nella pagina).
All’interno del 'head' della pagina HTML (una parte nascosta all’utente e solo visibile ai motori di ricerca e ai browser) è fondamentale per ciascuna pagina definire il tag 'title' e il meta-tag di tipo 'description', assicurandosi che questi siano diversi per ciascuna pagina del sito ma coerenti con i contenuti presenti. Al contrario, l’elenco di parole chiave nel meta-tag 'keywords' è caduto in disuso e non più riconosciuto da Google, nonostante molti ancora lo usino.

A livello più generale un dominio che contenga parole chiave coerenti rispetto ai contenuti del sito è sempre fortemente premiante, così come Google tiene in particolare considerazione se un sito è linkato da siti terzi che lui considera “referenziati”, nonché da quali parole è linkato.

Infine, se volete verificare quanto il vostro sito sia ottimizzato, al di là del piazzamento nei risultati della ricerca, potete scoprirlo abbastanza velocemente sbirciando nel codice di una qualsiasi pagina.
Aprite un browser, per esempio Chrome, e cliccate con il tasto destro del mouse sulla pagina aperta. Dal menù che si presenta, scegliete la voce “Ispeziona elemento” o simile. Avrete accesso alla struttura della pagina HTML – detta DOM – anche alle parti che non sono visibili agli utenti standard, quindi potrete valutare come è strutturato il codice che tiene insieme la pagina.
Per una verifica meno analitica e più scientifica, appoggiatevi agli Strumenti per Webmaster di Google dove potete trovare anche guide più approfondite e aggiornate sull’argomento SEO.

Buona ottimizzazione!

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